Il leader del Movimento 5 Stelle critica (anche Schlein) ma ora è tardi per tornare indietrodi Annalisa Terranovadomenica 23 agosto 20263' di letturaPerché nessuno a sinistra è credibile quando dice che occorre superare la cultura woke? Perché mentre lo dicono applicano il wokismo ai loro avversari. Woke significa stare allerta, essere vigili. E questa vigilanza su ciò che dice Giorgia Meloni da sinistra non è mai venuta meno. Non si rilassano. Lei dice sul fascismo una banalità: se ci stai in mezzo vivi le cose in un modo, per un giudizio storico serve la prospettiva, la lontananza nel tempo. E subito parte la solita manfrina tutta in salsa wokista: il passato è tutto sbagliato.E ancora: come fa Conte a dire che si deve superare il wokismo quando la segretaria del Pd è una fautrice convinta del femminismo intersezionale? Non lo sa Conte che il «non ci hanno visto arrivare» di Elly è il titolo di un libro di un’attivista femminista, Lisa Levenstein, secondo la quale occorre determinare un movimento antirazzista e antiomofobo per i diritti guidato da donne di colore, lesbiche, provenienti dal Sud del mondo? Conte oggi fa finta di dare retta a chi accusa la sinistra di preferire i bagni gender fluid alle lotte per gli operai, ma Schlein va dritta per la sua strada e guarda ai nuovi orizzonti che una Chiara Valerio indicava alla sinistra esaltando Monique Wittig, autrice del libro Il corpo lesbico. Ma chi è Monique Wittig? Una femminista francese protagonista di un gesto molto trasgressivo, antimilitarista e antivirilista: depose una corona di fiori sotto l’Arco di Trionfo, «in onore di qualcuno che è ancora più ignoto del Milite Ignoto: sua moglie».«Per Wittig – scriveva Chiara Valerio – il lesbismo non è solo un orientamento sessuale ma una pratica politica. Wittig lavora sui pronomi, cerca la scomparsa dei generi, scrive all’impersonale, smantella i generi grammaticali per tentare di intaccare le gabbie di genere nella società». Ebbene, mentre Conte era voltato da un’altra parte, queste pratiche di smantellamento, questa neoepistemologia woke, si impadroniva del linguaggio universitario e delle scuole, a colpi di asterisco e carriere alias.Dov’era Conte quando La Stampa esaltava il liceo Cavour di Torino il quale inaugurava la dicitura student* con l’asterisco, mettendo al bando maschi e femmine in nome dell’inclusività? E dov’era quando l’Università di Trento pretendeva di usare solo termini al femminile grazie ad apposito regolamento che privilegiava un unico genere, quello discriminato dalla storia? E infine dov’era dopo l’ulteriore battaglia per cancellare le distinzioni di genere – successiva all’imposizione di genitore 1 e genitore 2 – sostenuta dal Pd per liste elettorali uniche: guai a dividere gli elettori tra maschi e femmine.