Giuseppe Conte ha un’altra volta preso in contropiede Elly Schlein. E lo ha fatto scrivendo una lettera al quotidiano La Repubblica, da sempre punto di riferimento della cosiddetta sinistra italiana. Titolo della missiva: Non è il con il woke che la sinistra può fare giustizia. L’incipit del leader pentastellato è diretto: «Caro direttore, nel corso degli anni mi è capitato più volte di rimanere fortemente perplesso di fronte ad alcuni eccessi della cultura woke, rimbalzati dagli Stati Uniti». Ecco, Conte coglie con anticipo il cambio di linea dettato dal Partito Democratico americano che nei giorni scorsi con la deputata dem di New York, Alexandria Ocasio-Cortez, aveva avvertito i compagni di partito e i sostenitori: «Il woke è una follia, puntiamo sull’economia». La mossa dell’avvocato del popolo ha l’obiettivo di mettere in difficoltà la rivale per la leadership del centrosinistra. Di più: Conte squaderna la sua ricetta per il campo largo mettendo in filaquali debbano essere le priorità di una forza progressista che, a suo avviso, «deve offrire risposte specifiche alle diffuse inquietudini di sottopagati, operai, piccoli imprenditori, classi medie che vivono un orizzonte di vita senza più certezze». Insomma, Conte boccia il woke in chiave anti-Schlein e ne approfitta per strizzare l’occhio anche alla galassia moderata, cui punta per allargare il consenso in vista delle primarie, sempre se si celebreranno.Una lettera che viene vissuta in silenzio dai democratici. Se ne parla ma solo nelle stanze del Nazareno. Emergono una serie di mugugni in alcune chat interne che prendono di mira la segretaria dem: «Giuseppe fa politica, mentre Elly è in vacanza e resta immobile».Si aggiunge poi che la lettera non è solo una condanna ma un vero e proprio manifesto politico. In sintesi, sembra essere quel programma che gli azionisti del campo largo tardano a scrivere anche perché a oggi non si conosceil perimetro della compagine e soprattutto per le note divergenze su svariati dossier. In questo la mossa contiana non è gradita all’ala più moderata del Pd. Filippo Sensi, senatore democrat e animatore della galassia riformista del Nazareno, non ha dubbi sulla postura di Conte: «Solito assistenzialismo impacchettato, nella sua testa, contro il Partito Democratico. Un tempo trumpiano, Giuseppi ora si risveglia Ocasio Contez, ultimo camaleontico travestimento. Niente di nuovo, sussidi e mance. Niente, mi pare, per quel ceto medio che pure dichiara di voler proteggere. Solito cinico trade off burro e cannoni sulla difesa. E manca una parola: Ucraina. Se in un manifesto o presunto tale manca la parola Ucraina per me vale la carta per impacchettare il pesce».
Conte ripudia il woke e mette nei guai Schlein
Il leader 5s contro l’ideologia arrivata dagli Usa: “Non offre risposte alle inquietudini dei sottopagati”. Malumori al Nazareno mentre la segretaria tace










