A volte succede: vai al mare e quando torni trovi uno sconosciuto che si è barricato dentro casa tua e ha cambiato la serratura. Capita nelle case popolari, ma ieri è successo anche nel campo largo.

Accade così che, in un grigio venerdì di fine agosto, Elly Schlein apra il giornale sotto l’ombrellone e si accorga che Giuseppe Conte ha cambiato la serratura della coalizione. Per scassinare la malferma porta precedente, il leader pentastellato ha usato una chiave americana: il grande riflusso dell’ideologia woke. «Woke 1 was crazy»: la sentenza di Alexandria Ocasio-Cortez ha fatto il giro del mondo, lanciando la nuova parola d’ordine. La fase uno dell’ideologia woke era folle. Si cambia pagina, quindi, senza peraltro aver spiegato in cosa consistesse quella follia, perché la si fosse allora sostenuta, e soprattutto in cosa consista la fase due. Tutte questioni di cui alla Ocasio-Cortez – che sta solo tentando di farsi una verginità fra i dem Usa – frega poco e a Giuseppe Conte meno di zero.

Con la stessa, bronzea serenità con cui a suo tempo passò dall’alleanza con Salvini a quella con Zingaretti, l’ex avvocato del popolo ha preso carta e penna e ha inviato a Repubblica un bignamino sul tema del momento: la crisi del woke, appunto. Una moda che i pentastellati non hanno a suo tempo assimilato a pieno solo per un certo provincialismo triviale e che invece la Schlein incarna non solo ideologicamente, ma anche fisicamente, nella postura, nel linguaggio verbale e non verbale, nella biografia, nella classe sociale. Si scrive basta col woke, quindi, ma si legge basta con Elly.