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Ah, che spettacolo. Dopo dieci annidi dittatura culturale soft, di moralismo da collegio antico, di inquisizione lessicale, ecco che la sinistra mondiale (e quella italiana, sempre a rimorchio come il cane di Pavlov) scopre all’improvviso che il woke (cioè la dottrina politicamente corretta) fa schifo. Oplà. Come se non fossero stati loro a costruirlo, a finanziarlo, a imporlo, a farne la nuova religione di Stato (e di super Stato globale).

Ci hanno rinchiusi in una prigione mentale elegante: le parole «giuste», il cinema «giusto», i giornali «giusti», i libri «giusti».

Censura travestita da bontà, intolleranza truccata da inclusione, cancel culture presentata come progresso. Chi non si adeguava era fascista, razzista, o quantomeno «problematico».

— IL TEMPO (@tempoweb) August 24, 2026