Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti«Il wokismo è sempre più indigesto agli elettori e in Italia se ne avvantaggerà Vannacci», dice Luigi Marco Bassani, storico e politologo italo-statunitense, ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università UniPegaso.

La politica progressista delle identità sta vacillando negli Usa: prima le bordate del presidente Donald Trump, che, appena insediatosi, ha smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nell’amministrazione federale, nell’esercito e nei bandi pubblici, mentre diverse università e istituzioni accusate di promuovere la cultura woke hanno perso via via finanziamenti statali e federali; poi la retromarcia dell’esponente democratica Alexandria Ocasio-Cortez, «che ha capito che alla base del successo di Trump vi sono stati anche gli eccessi del progressismo culturale degli ultimi anni», dice Bassani. «Evidentemente punta alle prossime presidenziali».

E in Italia? «Il wokismo, il politicamente corretto, c’è eccome, nel mondo dei media e in quello accademico, e io ne sono un esempio», dice Bassani, ricordando il procedimento disciplinare di cui è stato destinatario da parte della sua precedente università per avere pubblicato sui social una foto accompagnata da un commento considerato sessista nei confronti di Kamala Harris.