Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiContrordine, compagni. La cultura woke è stata «folle» e pure pericolosa politicamente, perché fa perdere voti. Ad ammainare la bandiera identitaria del mondo progressista è Alexandria Ocasio-Cortez, esponente di rilievo dei democratici americani e possibile candidata alle primarie presidenziali. «Woke I was crazy», la prima stagione della politica woke era folle, ha detto la deputata socialista durante la partecipazione a un programma della tv ABC.

Le è stato ricordato che la sinistra democratica, lei compresa, nel 2020 sostenne posizioni radicali contro la polizia, contro le carceri e sui temi identitari, alimentando quella cultura wokista per cui i diritti delle minoranze prevalgono su quelli delle maggioranze, cultura che ha dominato il mondo accademico e dei media fino all’arrivo di Trump. Ocasio-Cortez ha risposto che bisogna contestualizzare e che «la retorica di quel periodo non è quella che useremmo oggi». Bisogna giudicare i candidati, ha aggiunto, per ciò che dicono adesso.

L’analisi del voto di due anni fa ha dimostrato che ad alimentare la vittoria dei repubblicani vi è stato anche il rigetto delle tesi oltranziste del politicamente corretto che ha finito per discriminare quanti si trovano a essere dalla parte «sbagliata della storia», e dunque bianchi, cristiani, eterosessuali. Tutti chiamati a pagare, nei prestigiosi college piuttosto che nelle grandi aziende, un prezzo per i presunti peccati commessi contro afroamericani, immigrati, Lgbtq+.