Non sono una grande esperta di woke e di wokismo. Anzi, confesso che fino a poco tempo fa la questione mi interessava relativamente poco. Ma l’anti-woke dell’amministrazione Trump ha finito per incrociare le mie analisi che, come qualcuno sa, riguardano essenzialmente diritti di genere e rapporto tra istruzione, offerta educativa e diseguaglianze sociali.
Ci sono arrivata studiando tutt’altro.
Stavo cercando di capire che cosa stesse accadendo a Head Start, il grande programma federale americano per l’educazione prescolare dei bambini delle famiglie a basso reddito che risaliva a Lyndon Johnson, quando mi sono imbattuta nei tagli, nei congelamenti dei finanziamenti, nella chiusura degli uffici regionali e nelle prescrizioni anti-DEI imposte dall’amministrazione Trump. Ed è stato seguendo questa pista che ho dovuto occuparmi dell’anti-woke.
Head Start non riguarda soltanto i bambini poveri. Riguarda le loro madri, la possibilità delle donne povere di lavorare, le famiglie nere e latine che utilizzano quei servizi in misura rilevante, i bambini con disabilità che vi ricevono assistenza e screening. Togliere o rendere più fragile un servizio educativo significa produrre conseguenze reali e disegna destini differenti e molto lontani dalle “nobili intenzioni contro gli eccessi del woke”. Una madre riduce le ore di lavoro. Un’altra esce dal mercato del lavoro. Un bambino perde un servizio e apprendimenti e futuro. Una famiglia perde reddito. Sono gli studi che faccio da anni e mentre studiavo proprio Head Start mi sono imbattuta nella cronaca recente che riguardava il programma più longevo e vasto esistente sull’educazione prescolare con l’arrivo dell’amministrazione Trump.















