Sul pensiero woke si commettono spesso due errori opposti.

Il primo è minimizzarne la rilevanza. È un errore. Pur essendo un fenomeno difficilmente definibile con precisione assoluta, il wokeism rappresenta oggi una componente influente soprattutto di importanti settori delle élite culturali, accademiche e mediatiche statunitensi, le cui posizione, e a volte le cui pose, hanno risonanza globale.

Il secondo errore è identificarlo con il progressismo in quanto tale. Anche questo è falso. Il pensiero progressista ha una storia lunga e complessa che affonda le proprie radici nell'Illuminismo, nella Rivoluzione francese, nel liberalismo politico, nel socialismo, nell'internazionalismo e nell'universalismo dei diritti. Il pensiero woke nasce invece da una diversa genealogia intellettuale.

Le sue radici teoriche vanno cercate nell'estremizzazione di alcune correnti del postmodernismo e del post-strutturalismo. Autori come Michel Foucault, Jacques Derrida e Jean-François Lyotard hanno elaborato una critica radicale delle pretese universalistiche della ragione e della modernità. In particolare, Lyotard definì il postmodernismo come «incredulità verso le metanarrazioni», cioè verso quei grandi racconti universali — dall'Illuminismo al marxismo — che pretendevano di parlare a nome dell'umanità nel suo insieme.