Di frequente, le discussioni contemporanee si concentrano sulle insidie per la capacità di mantenere vivo il pensiero dovute alla massiccia entrata in campo della AI e per la dipendenza – non solo dei giovani – dai social e da Wikipedia. Queste insidie sono autentiche ma l’evaporazione della capacità di pensare veramente e criticamente ha altre e forse più potenti concause: una riguarda l’evaporazione dell’autorevolezza della filosofia. Faccio un solo esempio: la Rettrice dell’Università statale di Milano ha annunciato “l’impegno civico della Statale sul rafforzamento della psicologia e del benessere psicologico, in tutte le sue declinazioni”. Ma come? La Statale diventa un dominio della psicologia? Quando studiavamo alla Statale, sapevamo che era considerata l’ateneo più prestigioso per la Filosofia poiché ospitava grandi maestri e grandi maestre e perché era il luogo di pensiero critico più avanzato in Italia. Perché non curare e non fare proseguire questa eccellenza? L’assalto distruttivo alla filosofia è iniziato tempo fa quando c’è stata l’invasione del vorace neoliberismo nelle università, nei rapporti di lavoro, nel diffondersi di forme di dominio anche nelle cosiddette democrazie occidentali. Sembra perfino superfluo sottolinearlo: le forme del dominio non possono convivere con la libertà della mente e con il coraggio della decostruzione critica che sono il dono del saper pensare. Così, si è iniziato in tutta Europa e togliere qua e là le cattedre di filosofia, dando così un forte indicazione della sua presunta obsolescenza.
Ridateci il pensiero critico
Ma come? La Statale di Milano diventa un dominio della psicologia?







