L’Ideologia è morta? No. È solo invisibile e ci sta formattando il cervello, ci viviamo talmente dentro da non riconoscerla così da farla nostra senza resistenze.

Viviamo in un mondo di libertà apparente in cui non siamo veri padroni di noi stessi.

Ogni mattina ci svegliamo con la sensazione di essere i registi assoluti della nostra esistenza. Con un tocco sullo schermo decidiamo cosa acquistare, quale informazione consumare, quale opinione sposare. Eppure, questa libertà è una vernice sottile stesa su un meccanismo che non abbiamo scelto.

Questa non è un era “post-ideologica”. Siamo invece immersi in un modello invisibile ma pervasivo, una struttura di potere dove i titani delle big tech (guarda caso miliardari in combutta con altri miliardari) — da Musk a Zuckerberg — si siedono ai tavoli della politica globale non come semplici imprenditori, ma come proprietari di mondi con un potere in più, quello di essere architetti del comportamento umano. Nuove divinità con potere esecutivo, legislativo, come i vecchi imperatori. Più hanno potere più acquisiscono nuovo potere.

E così si costruiscono le più grandi disuguaglianze della storia. I dati Oxfam gridano una verità che preferiamo ignorare. Nessun imperatore del passato possedeva una ricchezza e un potere decisionale paragonabili a quelli di un Elon Musk. Siamo passati dalla democrazia al potere di pochi feudoglobali digitali, dove le decisioni vitali non passano più per le piazze, ma per i server di borse mondiali e piattaforme private.