BOLZANO. Valtina è sopra San Leonardo. La Passiria si inerpica e dopo un po’ la trova: ecco Walten.

«Ci vivono 350 anime, allora come adesso, lì le estati erano i boschi», dice Eva Klotz. Poi c’erano i fratelli, cinque. Così che, nei primi anni Cinquanta, con una famiglia che non aveva tanti soldi da spendere, il bello dei giorni lunghi, quelli che finiscono alla nove di sera che c’è ancora luce, era il tempo del “nascondino”.

Dice così la prima pasionaria sudtirolese, rincorrersi e nascondersi. A tal punto che la voglia di vacanza neanche arrivava con accanto il papà, Georg Klotz e la mamma, Rosa Poll. «Il primo viaggio quasi tutto a piedi via da casa? Una escursione al lago di Resia». C’era già il campanile sommerso, ma non da molto. Era il ‘62 e Eva era in quinta elementare. Ma si sa com’è: non conta la distanza, conta il distacco, l’andare altrove, ovunque sia, anche a un paio di ore da casa: «Mi era sembrato di uscire alla scoperta del mondo».

Invece, il mondo della politica era ancora lontano. Sarebbe arrivato con i viaggi a Vienna, a trovare il papà che ci stava in esilio dopo le bombe, e poi il consiglio provinciale, nel 1983 con l’Heimatbund, 31 anni nella prima linea indipendentista, lei e la sua treccia d’ordinanza, quasi sempre in Dirndl, passando, spesso tra mille polemiche, successivamente all’Union für Sudtirol e infine a Südtirol Freiheit.