BOLZANO. La prima estate è una lunga strada di pianura, l'auto piena come un uovo, voci di bambini che si infilano tra quelle degli adulti, mamma e papà già col mare negli occhi e il caldo che non si sente perché i finestrini sono aperti e l'aria non smette di entrare. Una vigilia di giorni felici, ecco cos'era quel viaggio.
«Zii, cugini, fratelli, valigie dove si schiacciavano costumi e asciugamani»: è ancora lì Francesca Tosolini. Avrà avuto cinque o sei anni. Un tempo della vita in cui i ricordi finalmente si fissano e non se ne vanno più.
E quindi?
«Il mare - risponde lei -. La Riviera Romagnola, una Romagna che era soprattutto libertà».
Niente cellulari, il telefono fisso in camera che nessuno più guardava, l'ombrellone come rifugio dopo ore di sabbia nei capelli e labbra secche dal sale.










