Il medico-fisiatra Andrea Bernetti spiega come e perché anche 'sul morbido' si rischia. Vietato improvvisare e attenzione alle infradito: "Picchi estivi di fascite plantare"

Le ferie d'agosto sono iniziate, il grande esodo è scattato e per molti va in direzione mare. Il miraggio dopo un anno di fatica: il sole, le onde, la spiaggia. Quel 'pianeta libero' dove anche l'italiano più pigro si riscopre iperattivo. E allora via con le camminate senza fine, le corse sul bagnasciuga, le sfide a racchettoni, addirittura gli sport veri e propri: beach volley, beach soccer, beach tennis. Denominatore comune la sabbia, vissuta come una superficie dolce, carezzevole, innocua. Non è proprio così, avverte il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer). In un focus per l'Adnkronos Salute, lo specialista passa in rassegna tutte "le insidie della sabbia". Da un "effetto-trappola" che si crea intorno al piede, nascono posture e movimenti che finiscono per minacciare la salute di articolazioni, muscoli, tedini e ossa.

Si va dalla fascite plantare, che fa registrare "picchi estivi" favoriti dall'uso ostinato di ciabatte e infradito anche dove sarebbe meglio infilare una scarpa, alla metatarsalgia che si rischia calcando la rena a piedi nudi. Dai risentimenti al tendine d'Achille, punto debole non solo per l'eroe di Omero, ai pericoli dei passatempi più dinamici: distorsioni a caviglie e ginocchia, infiammazioni o borsiti alla spalla, gomito del tennista. La lista è lunga e la parola d'ordine è: vietato partire impreparati.