BOLZANO. La sua prima estate è un treno che parte di notte, una cuccetta, la mamma che gli tira fuori il pigiama, una mano che saluta e via, lungo lo Stivale. Ore e ore a sentire gli scambi sotto, tra i binari. E poi la luce di Formia con i nonni ad aspettare e, dopo pochi chilometri, ecco il mare di Gaeta. Un abbaglio. «Adesso che sono grande so che quello era anche il cielo di Ulisse, con Ponza davanti e Ventotene. Allora? Solo la felicità di stare al sole un mese». Ma qualche volta due. Luglio e agosto pieni.Stefano Pagani ci è stato fin oltre i 18 anni laggiù, appena finiva la scuola, la mamma a Bolzano e i nonni e i cugini a far combriccola. «Papà se ne era andato che avevo 10 anni, mia sorella Elisabetta ne aveva uno». Per inciso, adesso Elisabetta Pagani è la direttrice del laboratorio di microbiologia. Lui ha passato le infinite - poi finite - stagioni della politica. «Sempre socialista, il partito, quello vero col simbolo e la storia», puntualizza. Poi, quando quei colori sono sfilati in cento aggregazioni stop. Nel mentre, è stato assessore per due mandati, con Spagnolli, ( 2005- 2010) direttore della Sasa per tre (2010-2019), il massimo. Pure presidente della Virtus Don Bosco.Nella sua seconda vita, quella dopo la gioventù a Gaeta, ha guardato quasi sempre a Silvano Bassetti: «Allora c'era visione e programmazione». Non poteva non farlo con Beppino Sfondrini («Siamo entrati insieme in consiglio»), l'ispiratore di intere generazioni socialiste. Come dire: altri mondi. Altre stazze. Ma sempre dentro una raffigurazione di se che lasciava spazio al rapporto tra persone, anche quelle distanti («Come Mitolo», ricorda con particolare affetto), con squarci di ironia e intelligente polemica, mai con l'idea di sfasciare tutto ma con la speranza di ricomporre. Ha un cane. Anzi "una"boxer. Si chiama Nina e anche lei gli ha cambiato la vita. Dunque, Gaeta?
Trenti, politica e Sardegna: la vita in viaggio di Stefano Pagani
L’ex assessore ed ex presidente Sasa: innamorato del mare, una vita in viaggio. “Adesso che sono grande so che quello era anche il cielo di Ulisse, con Ponza davanti e Ventotene. Dopo il consiglio, la sera tardi, io in mezzo e Beppino Sfondrini e Pietro Mitolo che mi tenevano sotto braccio. Li accompagnavo al parcheggio di piazza Walther. Beh, quei 400 metri sono stati, ogni volta, una lezione di vita, di politica, di cultura generale, di educazione”








