"Il mio rapporto con il mare è viscerale. Da sempre. Da bambino, ho avuto la fortuna di andare al mare per tre mesi, come si usava allora. Andavo dai nonni a Senigallia. Io, al mare, sarei andato anche d’inverno. E quando giro in un luogo di mare, vado a farmi il bagno anche a febbraio".

Luca Zingaretti il mare ce l’ha nel Dna. Anche quando veste i panni del commissario Montalbano, che nelle sue nuotate cerca di scrollarsi di dosso il male e i crimini che ha dovuto guardare da vicino. Quelle nuotate finali sembrano quasi un modo per pulire l’anima. E sabato, l’attore incontrerà il mare della Toscana, a Castiglione della Pescaia. Dove sarà ospite della Festa del cinema di mare di Giovanni Veronesi, che dialogherà con lui – e con i critici Piera Detassis e Paolo Mereghetti – alle 19 all’Orto del Lilli. Zingaretti presenterà poi alle 21, al cinema Castello, il suo primo film da regista, "La casa degli sguardi".

Luca Zingaretti, qual è stato il suo primo incontro col mare? Lo ricorda?

"L’infanzia, l’estate. Ma poi il primo impatto con la navigazione: fui portato in barca, da uno zio che aveva fatto il suo apprendistato in Marina, sulla Amerigo Vespucci. Fu lui a insegnarmi il ‘galateo del mare’. Mi disse: ‘In mare non ci stanno locande. Devi stare sempre attento’. E credo di essere sempre stato rispettoso del mare. Ho un gommone di otto metri. E quando entro in acqua sono sempre attento, sempre vigile. Per me, e per chi è con me".