Una vacanza in mezzo alla natura da cui è uscito “cresciuto ed enormemente responsabilizzato”. Con queste parole, in un’intervista a Il Messaggero, Stefano Fresi ha ricordato l’estate del 1987, trascorsa in tenda con i suoi affetti in una spiaggia settentrionale della Sardegna. Una regione a lui cara, perché terra di origine di una parte della sua famiglia.

Tornato in città, ha raccontato, “avevo vissuto per due mesi un’esistenza quasi primordiale: ero stato costretto a procurare il pesce per sfamare la famiglia, a volte portavo le spigole appena pescate al paese. E poi andavo a prendere l’acqua alla sorgente. Quella vacanza rappresentava una prova importante e io l’avevo superata”.

Un’idea, quella del campeggio, scaturita dal fatto che “di solito facevamo le vacanze a casa del nonno in paese, ma quell’anno il mio prozio si ammalò e fummo costretti a trovare un’alternativa”. E così, il luogo prescelto era stato Punta Li Francesi, in Gallura: “La tenda era spaziosa ma le comodità erano assenti: mangiavamo il pesce pescato da noi, con la lenza o con il fucile da sub, e ci lavavamo con l’acqua della vicina sorgente, messa a riscaldare sul tetto. Lavavamo i piatti a turno e ci sentivamo in paradiso”.