AH, GLI amori estivi. Più intensi, forse, di quelli difficili decantati da Calvino, poetici e destinati a lasciare quel qualcosa dentro nonostante lo scorrere del tempo, retrogusto malinconico di sale e nostalgia. Ben lo sapeva l’eterno indeciso Gaspard, protagonista vacanziero di “Racconto d’estate”, terzo episodio della saga “Racconti delle quattro stagioni” di Eric Rohmer, il quale, accompagnato da dubbi e perplessità sull’amore e l’attrazione per una terna femminile accessibile e singolare, passerà i suoi ventuno giorni di vacanza sulla costa bretone a menar il can per l’aia, braccato ed ostacolato dal vivere “un amore” esclusivamente da se stesso e dalla sua indecisione.
E l’amore è ciò che muove il mondo, che ci spinge a relazionarci con una parte imprevedibile del nostro io più profondo, capace di attivarsi e settarsi in maniera diversa e, a volte inaspettata, a secondo del soggetto che riesce, per chimica e altri fattori a volte inspiegabili, a premere il famoso “tasto giusto”. E la magia, la ritualistica magica, che sottile si muove avanti e indietro per quelle vie dei sobborghi del vivere, non è esente dall’avere a che fare con l’amore.
Durante una mia intervista rivolta a una delle trentacinque chiromanti con le quali sono entrata in contatto lo scorso anno, la disponibile operatrice di settore, che chiameremo Stella, mi ha confermato che il 90% della lettura delle carte che esegue giornalmente ruota intorno alla problematica più comune nell’ambito sentimentale: l’amore inquieto, ambiguo non canonicamente ufficializzato. «Staremo insieme?», «Si è innamorato di me?», «Vede altre donne?», domande mirate che sparano sull’eterno cliché del “ma noi cosa siamo?».









