A cosa pensi se dico estate? La risposta, in un agosto infuocato, appare abbastanza scontata: dici Estate e penso al caldo. Eppure, per intere generazioni, estate ha significato sole, mare, vacanze e libertà. La mia generazione (i nati tra gli anni 60 e 70, per capirci) scopriva la libertà attraverso la letteratura per l’infanzia. Da Senza Famiglia a Pippi Calzelunghe, passando per Pollicino e Tom Sawyer, i romanzi d’avventura ci insegnavano a essere indipendenti ma soprattutto a progettare le fughe. Certo per i bambini di città la realtà era diversa dai libri, quasi sempre il massimo che ci era concesso era scendere in cortile a giocare a palla con gli altri bambini del condominio o costruire balene di sabbia con gli amichetti dell’ombrellone accanto al nostro.

Senza fare troppe storie ci facevamo bastare quel che passava il convento, bastava la fantasia a nutrire di elementi fantastici quello che ci accadeva. La svolta alle mie estati, che di solito prevedevano due settimane alle Terme di Montecatini e un lunghissimo soggiorno alla villa al mare dei nonni materni insieme a fratellini e cuginetti, arrivò nel 1972 quando i miei genitori acquistarono una villa a Cozze tutta per noi. Avevo sette anni, mio fratello otto, l’altro più piccolo appena quattro e improvvisamente ci scoprimmo già grandissimi e liberi. Avevamo perfino una cameretta per ognuno di noi tre. Nella piccola località di mare situata tra Mola di Bari e Polignano, tutte le residenze erano abitate da famiglie con due o tre bambini e in via dell’Orsa Maggiore nel giro di centro metri se ne contavano ben diciotto.