di

Ilaria Amato

«Noi cresciuti negli Anni '90 avevamo una libertà diversa. Oggi i genitori riempiono ogni spazio, ma la noia è anche un valore» dice lo scrittore che, nella stagione più significativa per i giovani, ha ambientato il suo romanzo

L’estate è molto più di una stagione dell’anno. È un «territorio di passaggio», il momento sospeso in cui le regole cambiano, la scuola finisce e resta qualcosa di difficile da gestire: il tempo. È dentro questo spazio vuoto senza orari che spesso si cresce. Lo racconta Manlio Castagna, scrittore, sceneggiatore ed esperto di cinema per ragazzi, nel suo nuovo romanzo La mia vita dopo Juno Sparks (Mondadori), ambientato nell’estate del 1994, quando Enea Vercetti, quattordicenne pieno di paure e domande, incontra Juno, una ragazza fuori dagli schemi che arriva nella sua vita come un’esplosione di libertà. Quella che vivono insieme è un’estate fatta di amicizie nate per caso, luoghi da esplorare, timori da affrontare, molto diversa da quella dei ragazzi di oggi, ma forse non così lontana nelle emozioni.

Nel suo libro l’estate è il momento in cui Enea scopre parti di sé che non conosceva. Perché questa stagione ha ancora un ruolo così importante nella crescita dei ragazzi?«Perché è un momento in cui viene meno la quotidianità che hanno durante l’anno, soprattutto quella della scuola. Si dilatano i tempi, cambiano i ritmi, e questo permette di scoprire aspetti di sé che normalmente restano nascosti. È una stagione della vita dell’essere umano: penso a una delle opere che mi hanno influenzato di più: Il corpo dell’antologia di racconti Stagioni diverse di Stephen King (che ha poi ispirato il film Stand by me di Rob Reiner, ndr), ambientata d’estate dove proprio la noia diventa il terreno ideale per cercare un’avventura».