Vivono un tempo dilatato, senza meta. Li invidiamo almeno un po’, o forse no. In questi ritratti ci guardano negli occhi, chiedendoci: chi è davvero libero?

di Gabriele Romagnoli

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“Sprechiamo la gioventù a conquistare la ricchezza e la ricchezza a conquistare la gioventù”. Lo pensa uno dei personaggi di Generazione X, il romanzo di Douglas Coupland che, all’inizio degli anni Novanta, fotografò un modo di stare nel mondo: a parte. C’è chi, tra bufalo e locomotiva ha scelto il primo, scartando di lato e cadendo, rimettendosi in piedi e proseguendo, perché più alternativa di una vita sulla strada è una vita fuori strada. Può capitare, mentre viviamo le nostre vite normalizzate, di incontrarli, quelli che non inseguono nulla. Avviene in una stazione della metropolitana di una grande città; su un pullman che collega due paesi senza rilevanza alcuna; lungo il bordo di una carretera. Un mezzo o la superficie di un viaggio sono comunque coinvolte. Li registriamo con la coda dell’occhio e lì restano, per riapparire nei sogni, popolati di fantasmi della retina. Ci indicano una via che al risveglio non prenderemo. Alcuni di noi fanno finta, altri lo ammettono: li invidiamo, almeno un po’.