I Millenials e la Gen Z parlano degli anni Ottanta come se li avessero davvero vissuti. E’ una malinconia senza trauma, che si chiama anemoia
di Mattia Insolia
Ho notato che, ormai da diversi mesi, molti miei amici, Millennial e Gen Z, parlano degli anni Ottanta e Novanta come li avessero vissuti e ne sentissero una mancanza feroce. Era tutto più semplice, sospirano, tutto più autentico. Ma alcuni di questi negli anni Ottanta non erano ancora nati mentre altri nei Novanta erano così piccoli da non poterseli neanche ricordare. Cosa avete da sospirare?, mi chiedo quindi. Perché uno dovrebbe provare nostalgia per epoche che non si hanno abitato? E perché proprio gli anni Ottanta?
C’è un fattore da considerare, anzitutto: in film, serie tv e nella musica gli anni Ottanta e Novanta da tempo tornano spesso. Trasformati in una favola pop, sullo schermo sono dappertutto.
Luci al neon, walkman aggrappati ai jeans e BMX che scivolano lungo viali alberati, centri commerciali coloratissimi in cui farsi un gelato con degli amici, skateboard e fumetti patinati. E, ancora: Game boy in mano e Casio al polso, indosso leggins verde acido o blu elettrico e spalline imbottite come ali di un aereo, telefoni fissi all’orecchio e macchine fotografiche usa e getta.







