Riflessioni sparse sulla prima generazione che invecchia online ed è, per la prima volta, davvero age-aware

di Giulia Mattioli

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I millennial sono ufficialmente diventati ‘vecchi’. Non nella vita reale, non nel corpo, non nelle scelte, ma su internet sì. È lì che l’età pesa, che diventa evidente, commentabile, memeizzabile. È lì che i millennial scoprono di essere simultaneamente troppo giovani per incarnare l’idea tradizionale di età adulta (o addirittura mezza età) e troppo vecchi per stare al passo con il linguaggio, i codici e i ritmi dei giovani, ovvero della gen Z.

È una condizione paradossale: nella vita offline i millennial stanno ancora costruendo, spesso non hanno un lavoro stabile, stanno iniziando adesso a pensare ai figli, a compiere scelte di vita ‘da grandi’, ma online vengono già archiviati. Negli ultimi anni, soprattutto sui social, si è iniziato a celebrare e fare ironia sull’arrivo alla soglia dei 40 anni della generazione cresciuta tra Messenger e Facebook (ricordiamo che è considerato millennial, o gen Y, chi è nato tra il 1981 e il 1996). Meme, reel, autoironia sulla stanchezza cronica, ma anche orgoglio per un’età che non assomiglia affatto a quella dei genitori, e una consapevolezza generazionale che i boomer nemmeno si sognano. Quarant’anni, oggi, non sono né un punto di arrivo o di declino: sono un territorio ibrido, instabile, ancora in definizione.