Un’intera generazione è entrata nello smartphone senza rete di protezione: curiosa, iperconnessa, ma esposta a dipendenze, bufale e illusioni algoritmiche
di Giulia Mattioli
I nativi digitali, la dipendenza da schermo, le insicurezze causate dai social: quando si parla dei problemi legati alla diffusione delle nuove tecnologie si pensa sempre ai giovani. Ma nel frattempo, quasi inosservata, un’altra fetta di popolazione ha sviluppato un rapporto intenso con lo smartphone: quella degli over 60, un po’ Gen X, un po’ boomer. Una generazione che ha visto la televisione entrare nelle case, che ha attraversato l’epoca del fax, che ha conosciuto i modem e ha imparato a digitare www sulla barra di ricerca, e che oggi vive pienamente dentro la tecnologia più smart. Ma non sempre ha i mezzi per comprenderla. Il digitale ha certamente trasformato l’esperienza dell’adolescenza, ma anche la terza età ha ricevuto un bello scossone.
Secondo recenti statistiche, in Gran Bretagna gli over 65 trascorrono più di tre ore al giorno su smartphone, computer o tablet. Non in sostituzione alla televisione, ma in aggiunta. È la formula del nuovo tempo libero, la nuova socialità: videochiamate ai nipoti, serie in streaming, notizie su Facebook, un feed infinito di immagini, titoli, ‘verità’. E, sempre di più, piccoli rituali domestici digitali: il buongiornissimo nelle chat, i consigli fai-da-te, la ricetta salvata da TikTok per il pranzo della domenica (che metà delle volte si rivela impossibile da realizzare), il tutorial su come piegare le lenzuola con gli angoli, ma anche le meditazioni serali e i video di ginnastica dolce seguiti dal soggiorno. Lo smartphone è la nuova tv del mattino, radio da compagnia, agenda e oracolo domestico tutto in uno. In questo mondo iperconnesso l’età matura trova libertà e soddisfa la propria curiosità, ma scopre anche nuove forme di dipendenza.






