Una generazione di ragazzi e ragazze schiavi di loro stessi. O meglio, di un’estensione del loro corpo-cervello-realtà che non sono in grado di gestire. Troppo potente, con algoritmi social progettati perché dal potenziale dialogo si arrivi alla resa incondizionata. Simbolicamente lo smartphone, in generale parliamo di un ecosistema digitale che diventa una gabbia fatta di schermi. Al punto che metà dei «prigionieri» è arrivata ad auspicare la pace di poter essere giovani in un mondo senza Internet. Il dato viene da una ricerca svolta in Gran Bretagna tra 16-21enni e sottolinea un’emergenza vera. Perché non decretata dagli adulti, ma urlata dalle vittime. Nel sondaggio del British Standards Institution si trova, da un lato, la consapevolezza di aver perso il controllo: il 70% degli intervistati rivela di sentirsi peggio, anche nei confronti di sé stessi, dopo un viaggio sulle piattaforme social (lungo quattro o anche più ore al giorno), il 50% arriva ad auspicare un «coprifuoco» imposto dall’alto su alcuni siti e piattaforme dopo le 10 di sera. Dall’altro, la certezza di non essere in grado di uscire da soli dalla tana del coniglio. Al punto da sognare il ritorno a un’epoca che non hanno mai vissuto, e che non potrà mai tornare.