di Francesco Battistini
Nel luglio 1995, in soli otto giorni, vennero uccise quasi 10mila persone. Il mondo restò a guardare, a partire dai Caschi blu Onu che avrebbero dovuto proteggere l’enclave musulmana. L’allora generale serbo Mladic accarezzava i piccoli prima di mandarli sottoterra, e fece spargere i resti umani tra le fosse comuni più distante, per rendere impossibile il ritrovamento
Il generale serbo Ratko Mladic, «il macellaio di Srebrenica», è morto giovedì 27 agosto nel carcere dove stava scontando l'ergastolo per crimini di guerra. Aveva 84 anni. Ripubblichiamo l'articolo apparso su 7, il magazine del Corriere, nel 2015, in occasione del 30esimo anniversario del massacro di Srebrenica.
Respira male, ha un pacemaker e i reni andati, passa da un ictus a un infarto. La malattia l’ha torturato lentamente e l’ha fatto soffrire a lungo. Infine, l’ha aspettato su questa soglia: il trentennale di Srebrenica. «Il generale sta morendo», ripete il figlio di Ratko Mladic: «I medici dell’Aja m’hanno spiegato che è alla fine. Io penso che lasciarlo in carcere non sia umano: il generale ha 83 anni, non c’è pericolo di fuga…». Darko Mladic usa a fatica la parola papà e ancora si mette sull’attenti, appena nomina il generale. Non come l’altra figlia, Ana, che inorridita dalla vergogna si suicidò.










