Che cosa è successo Prima di arrivare a quell'11 luglio 1995 bisogna fare un passo indietro, al 1992. Srebrenica, città a maggioranza musulmana nella Bosnia orientale, viene coinvolta nella guerra di Bosnia iniziata nell'aprile 1992, dopo la dissoluzione della Jugoslavia. Le forze serbo-bosniache costringono migliaia di bosniaci musulmani a lasciare le proprie case. Nel 1993, mentre l'assedio si intensifica, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu dichiara la città "zona sicura", affidandone la protezione ai caschi blu così da far cessare gli attacchi e garantire l'accesso degli aiuti umanitari. E se nel '94 vengono schierati circa 450 caschi blu olandesi, a luglio 1995, più precisamente il 9, le forze serbo-bosniache lanciano l'offensiva decisiva. L'11, la Nato effettua alcuni raid aerei contro le forze serbo-bosniache, ma Srebrenica cade. Nei giorni successivi, uomini e i ragazzi bosniaci musulmani catturati vengono uccisi in esecuzioni organizzate e sistematiche, in ogni luogo della città. Le uccisioni proseguiranno per giorni e poi i corpi verranno sepolti in fosse comuni. Questo eccidio segnò l'ora più buia dei sanguinosi conflitti fratricidi che negli anni Novanta sconvolsero e portarono alla dissoluzione l'allora Federazione jugoslava. Anni dopo, l'11 luglio venne dichiarato dalle Nazioni Unite Giornata internazionale di commemorazione del genocidio di Srebrenica. Inoltre, ogni anno, al Cimitero Memoriale di Potocari, alle porte della cittadina martire, sono in programma cerimonie ufficiali con la partecipazione, unitamente ai familiari e parenti delle vittime, di numerosi responsabili politici e religiosi locali, e di rappresentanti europei e delle istituzioni Ue.
Srebrenica, la storia del più grave massacro di civili in Europa dalla Seconda guerra mondiale
Degli oltre 8mila civili bosniaci musulmani sterminati in pochi giorni nel luglio 1995, quelli i cui resti sono stati riconosciuti e identificati sono finora 6.765












