Zvornik non è un posto qualsiasi. È la città in cui furono espulsi migliaia e migliaia di bosgnacchi. In quel territorio fu fucilata la maggior parte dei prigionieri catturati intorno a Srebrenica. Per quei fatti (ma non solo per quei fatti), l'ex comandante serbo-bosniaco Ratko Mladić, morto ieri (27 agosto) nell'ospedale del carcere dell'Aja, venne condannato per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra.Ieri a Zvornik centinaia di persone - molte delle quali non erano neanche nate negli anni Novanta - sfilavano con la bandiera dell'esercito della Republika Srpska e scandivano in coro il nome di Mladić, un "eroe". A pochi chilometri dal percorso del corteo ci sono le fosse comuni, uno dei simboli dei massacri del "boia di Srebrenica". Anche a Višegrad, altro luogo simbolo della pulizia etnica, alcune decine di persone hanno acceso torce e fuochi d'artificio sul ponte di Mehmed-paša Sokolović.Per tutta la giornata di ieri, dal governo serbo non è arrivata nessuna parola. Fino a oggi, quando a parlare è stato il ministro della Giustizia Nenad Vujić, che all'emittente Alternativna Televizija ha annunciato che l'ex leader militare serbo-bosniaco e criminale di guerra sarà sepolto in Serbia con i massimi onori di Stato. Il luogo dipenderà dalla famiglia; la salma verrà rimpatriata con un volo speciale. Aleksandar Vulin ha chiesto che sia proclamata anche una giornata di lutto nazionale. Intanto, sul ponte di Branko a Belgrado e sul ponte di Varadin a Novi Sad sono comparse fiaccolate e uno striscione: "Dalla tua lotta vive la nostra libertà".La glorificazione di Mladić ha travolto anche il calcio. Ieri sera a Plzeň, mentre la Stella Rossa veniva travolta 5-1 e usciva dal playoff di Europa League, il settore ospiti scandiva per minuti il nome del condannato, esponendo anche uno striscione di ringraziamento al "generale" ("Eterna gloria e gratitudine"). Una questione di soli ultras? Non proprio. Il club ha ripubblicato l'immagine sui propri profili social con l'emoji di un saluto militare. Il Memoriale di Srebrenica ha depositato una denuncia alla Uefa chiedendo l'esclusione permanente del club dalle coppe europee: il punto, sostiene, non è la curva, è una società che presta i suoi canali istituzionali.