Ratko Mladic, l'ex generale comandante delle truppe serbo-bosniache, impersona più di ogni altro il dramma e le atrocita' della guerra di Bosnia che dal 1992 al 1995 sconvolse e insanguino' il cuore dell'Europa provocando 100 mila morti e oltre due milioni di profughi.
La sua storia, tra crimini efferati e latitanza rocambolesca, ha segnato uno dei periodi piu' tragici vissuti dal Vecchio continente nel secolo scorso.
Catturato il 26 maggio 2011 in un villaggio nel nord della Serbia dopo ben 16 anni di latitanza, Mladic e' conosciuto con soprannomi poco edificanti quali 'boia di Srebrenica' e 'macellaio dei Balcani' a causa dei crimini efferati per i quali nel 2017 venne condannato al carcere a vita.
In primo luogo il massacro di 8 mila musulmani a Srebrenica nel luglio 1995 - il crimine peggiore in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, definito genocidio dalla giustizia internazionale. E con esso il lungo e sanguinoso assedio di Sarajevo con quasi 12 mila morti e oltre 50 mila feriti e mutilati in 43 mesi di drammatici bombardamenti e attentati ai danni della popolazione inerme. Ma anche persecuzioni, stupri di massa, pulizia etnica e altri pesanti crimini di cui si e' macchiato durante la sua carriera militare.












