Visitare un paese cercando di essere un locale, fare turismo lento mescolandosi alla popolazione senza dare all'occhio, imitando le loro abitudini, integrandosi per quei giorni di permanenza, mangiando i loro piatti tipici e magari cucinandoli anche da soli e poi riportare a casa, tra i ricordi in valigia, salsine, dolcetti, leccornie. Tra le tante abitudini che cambiano una ci ha preso sempre più la mano diventando una delle attrattive principali del nostro viaggiare. Potrà far sorridere ma a buona parte di noi aggirarsi all'estero (o fuori la nostra città chiaramente) tra le corsie di un negozio di alimentari di quartiere, un supermercato non turistico, una bella food hall dà una stupenda sensazione di essere un po' local . Senza contare che in un'epoca in cui tutta la cultura va prenotata prima per tempo, ingressi nei musei e nelle chiese ad esempio, con biglietti ad orario fisso, che in vacanza sono anche un po' stressanti, buttarsi dentro un supermercato a scovare cose nuove regala una dimensione di libertà non indifferente. Certo c'è il rischio di uscire con acquisti esagerati, che magari non entrano in valigia, o peggio ancora perdano di appeal ritornati a casa.Del resto si può osservare che i monumenti rivelano come un paese ricorda il suo passato, ma un supermercato mostra come vive oggi. Si scopre in fretta cosa mangiano le persone a colazione, quante varietà di pesce in scatola un paese considera ragionevoli. E tu sei alla cassa e la persona in coda accanto a te non è lì per fare turismo, sta semplicemente comprando la cena. Per qualche minuto, turisti e residenti condividono lo stesso spazio, seguendo esattamente le stesse abitudini.Nei posti più cool, Tokyo, Seul, Shangai, New York, Los Angeles, e non solo, i turisti che si sono preparati il viaggio su Instagram - ormai è così, le guide classiche cartacee sono una delle cose più boomer rimaste sulla faccia della terra - sanno già cosa trovare perchè è pieno di video di influencer insider su 'le 10 cose da trovare in un mercato di Tokyo' piuttosto che di Atene e così via. Ed è così che le corsie dei supermercati stanno diventando una delle esperienze di viaggio più rivelatrici e amate. In un reportage della Bbc l'autrice racconta di essere alle 10 di mattina in un 7-Eleven giapponese e di trovarsi circondata di altri turisti tutti con in mano cestini pieni delle stesse cose: soffici panini all'uovo e maionese, panini al curry katsu, Kit Kat al matcha e lattine calde di caffè Boss prese dagli scaffali riscaldati. E si fanno anche la foto con il proprio bottino prima ancora di arrivare alla cassa. Nessuno è lì perché ha finito il dentifricio. Sono tutti, apertamente, a fare shopping per l'esperienza. È un rituale di viaggio che si ripete in giro per il mondo. Quella che inizialmente era una necessità per le vacanze è gradualmente diventata una delle parti preferite del viaggio, attesa con impazienza e sempre più spesso integrata nell'itinerario anziché essere inserita a forza. E' bello sapere di non essere soli in questa passione.Il Trends Report 2026 di Hilton ha rilevato che il 77% dei viaggiatori apprezza la visita ai supermercati all'estero, mentre Condé Nast Traveller ha recentemente indicato il turismo alimentare come una delle principali tendenze di viaggio del 2026. Magari non tutti possiamo permetterci una cena in un ristorante stellato Michelin o un tour gastronomico privato, ma quasi chiunque può spendere 10 euro per riempire un cestino con snack locali, bevande insolite e ingredienti mai visti prima. Anche il settore se n'è accorto. All'inizio di quest'anno, K-Supermarket, una delle più grandi catene di supermercati finlandesi, è diventata la prima catena al mondo a inserire ufficialmente i suoi punti vendita come attrazioni turistiche su Tripadvisor. Tra questi, un negozio di Helsinki costruito attorno ad alveari sul tetto che producono il proprio miele e un altro rinomato per la sua selezione di birre artigianali; ogni filiale è gestita in modo indipendente e adattata alla comunità locale. Resta una curiosità sociologica: perché i supermercati all'estero sembrano diversi e magari nei nostri entriamo pure poco invece fuori ci piacciono tanto?Lontano dalle tradizionali mete turistiche, entrare in un negozio di alimentari locale rimane un modo sorprendentemente autentico di viaggiare. Nulla sugli scaffali è stato selezionato per i turisti o timbrato con il sigillo di approvazione di un ente del turismo. La risposta è scientifica e arriva dal professor Charles Spence, psicologo sperimentale di Oxford: Tira in ballo il paradosso del vino rosè: il fenomeno psicologico per cui un vino assaggiato durante le vacanze estive non è mai altrettanto buono quando viene riaperto a casa in una fredda e piovosa notte d'inverno. Nel corridoio del supermercato, il contesto è tutto. Spesso i cibi che riportiamo a casa perdono almeno una parte di quella magia che ci ha spinti con curiosità a comprare. Quel panino con uova e maionese di Tokyo o un pacchetto di patatine comprato all'estero non vengono giudicati solo per il sapore; l'atmosfera e l'ambiente diventano parte integrante dell'esperienza di degustazione. Non serve un budget elevato per partecipare. A differenza di un museo o di una visita guidata, un supermercato non ci offre un'esperienza preconfezionata. La creiamo noi stessi. E' il fascino di fare la spesa come un abitante del posto. Sempre più spesso, afferma, cerchiamo momenti che siano autentici, partecipativi e accessibili. Piuttosto che limitarci a osservare una destinazione, vogliamo sentirci parte di essa. Un supermercato straniero offre proprio questo. La sua disposizione e le sue routine sono quasi universalmente conosciute. Sappiamo come prendere un carrello, curiosare tra le corsie e metterci in coda. Come spiega la psicologa dei consumatori e fondatrice di Humanising Brands, Kate Nightingale, "la familiarità libera il nostro cervello, permettendoci di essere più esplorativi e di notare tutto ciò che è diverso, invece di preoccuparci di come orientarci nello spazio". A casa, i supermercati sono solitamente luoghi in cui entrare e uscire il più velocemente possibile. All'estero, invece, hanno la tendenza ad attrarci. Ci soffermiamo su frutti che non abbiamo mai visto prima, cerchiamo di capire i prodotti dai loro colori e dalle immagini, o ci rendiamo conto di aver passato diversi minuti a fissare scaffali interamente dedicati alle alghe. La spesa diventa qualcosa che osserviamo, anziché un semplice atto da compiere.