Il “Ritratto di gentiluomo“ di Antonello da MessinaRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciPavia – Non tutto il male viene per nuocere: se non fosse stato per un furto, forse pochi si sarebbero accorti del “Ritratto di gentiluono“ di Antonello da Messina e, se non fosse stato per il polittico dell’artista quattrocentesco trafugato a Ferragosto, tanti visitatori probabilmente sarebbero passati un po’ distrattamente davanti a quella tavola di pochi centimetri. Arrivata a Pavia da Verona dove il marchese Luigi Malaspina l’aveva acquistata intuendone il valore, il “Ritratto di gentiluomo“ di Antonello da Messina è stato rubato prima del polittico trafugato a Ferragosto dal MuMe.
Il colpo nel 1970
Era la notte tra il 10 e l’11 maggio 1970 quando i ladri si introdussero nella collezione staccando l’opera dalla parete dello Stabilimento di Belle Arti Malaspina ospitato nel palazzo che attualmente accoglie la biblioteca in piazza Petrarca. All’epoca il marchese era convinto che la tavola fosse attribuibile ad Antonello anche se i pareri erano discordanti, alcuni ritenevano fosse un autoritratto del pittore, altri che non fosse attribuibile all’artista. Questi dubbi ora sono stati dissipati, ma la tavola ha dovuto passare attraverso varie traversie che hanno fatto la sua fortuna. Cinquantasei anni fa, infatti, insieme all’opera furono sottratti anche Sacra famiglia di Correggio e la Madonna di Bellini, ma fin da subito tutte le attenzioni si concentrarono sul ritratto che da quel momento ha fatto il giro del mondo. “Nel 1970 – spiega la direttrice dei musei civici Laura Aldovini – stando alle cronache la pinacoteca era protetta da un allarme sonoro che probabilmente è stato manomesso. Non si sa come abbiano fatto i ladri a entrare e a trafugare le opere, ma di certo al mattino, chi ha aperto la pinacoteca, ha scoperto che i quadri non si trovavano più sulle pareti. Un incubo che si ripropone ancora oggi per tutti coloro che si occupano dei musei”.













