Non solo Louvre. Il furto dei tre dipinti di Renoir, Cézanne e Matisse alla Fondazione Magnani Rocca è l’ultima conferma di quanto le opere d’arte continuino a essere un bersaglio privilegiato per bande organizzate. La sparizione dei quadri, rubati nella notte di domenica 22 marzo dalla villa-museo di Mamiano di Traversetolo, riporta al centro dell’attenzione un fenomeno che in Italia non conosce tregua e che ogni anno priva il Paese di centinaia di reperti destinati a scomparire nel mercato nero internazionale, spesso gestito dalla criminalità organizzata.
Il furto al Louvre: tutto in 4 minuti, la fuga in scooter, la corona persa in strada: cos'è successo
di Flavia Cappadocia
Un patrimonio vulnerabile
La dinamica del colpo nel Parmense, rapido e chirurgico, mostra quanto anche istituzioni dotate di sistemi di sicurezza avanzati possano diventare vulnerabili di fronte a gruppi ben preparati. Il valore delle opere trafugate non è stato ancora definito con precisione, ma si parla di cifre nell’ordine di milioni di euro. Un danno che non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma soprattutto quello culturale, perché ogni sottrazione rappresenta un pezzo di storia che rischia di non tornare più.











