A dieci anni dal terremoto che ha sconvolto il Centro Italia la maggior parte degli studenti non ha ancora una scuola ma svolge le lezioni in altri istituti o in prefabbricati. Dati precisi su quanti siano i plessi crollati e ricostruiti non sono reperibili. Il nodo della questione sta proprio nella trasparenza dei dati e nella loro mancata comunicazione. A denunciare la situazione è ActionAid: “Le informazioni restano frammentate, distribuite su canali diversi e non sempre facili da consultare. Manca ancora uno strumento unico che permetta di avere una visione chiara e aggiornata dell’avanzamento degli interventi. A partire dal 2024, abbiamo avviato un percorso di interlocuzione con la struttura commissariale per ottenere dati aperti e disaggregati sulla ricostruzione pubblica e privata nel Centro Italia. Abbiamo ottenuto dataset sulla ricostruzione aggiornati ad aprile 2025”.

A sorpresa il 23 giugno 2026 il commissario Giudo Castelli, senatore di Fratelli d’Italia ed ex sindaco di Ascoli, ha pubblicato il nuovo rapporto sulla ricostruzione, senza allegati che permettessero una verifica autonoma e puntuale dei dati. “Il 30 giugno – spiega Katia Scannavini, co-segretaria generale di ActionAid – il rapporto è stato poi modificato e, nella nuova versione, sono stati inseriti degli allegati, che però risultavano privi di elementi essenziali per poter svolgere un monitoraggio adeguato dello stato di avanzamento della ricostruzione”. Reperire una fotografia esatta della situazione è un percorso a ostacoli per chi tenta di farlo come ActionAid. Resta il dato dell’aprile 2025, tuttavia, che fissa lo stato della situazione, all’epoca: nei 44 Comuni più colpiti dal sisma non erano ancora iniziati i lavori nel 59% delle scuole.