Le fotografie sono state realizzate per ActionAid da Terra Project a inizio 2026. TERRA PROJECT Collettivo di fotografi fondato in Italia nel 2006 da Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli.
Sono passati dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito violentemente il Centro Italia. La prima scossa avvenne in piena notte, alle 3:36, di magnitudo di 6,0. L’epicentro fu localizzato tra i comuni di Accumoli e Arquata del Tronto. Quello fu solo l’inizio di una lunga sequenza sismica che durò fino a gennaio 2017. A dieci anni di distanza sono ancora molte le famiglie che non sono rientrate nelle loro abitazioni. Ne abbiamo fatto un reportage fotografico su questo giornale, a firma Elena Sophia Ilari.Dieci anni di limbo, in cui la vita rimane sospesa, in attesa di nuove sistemazioni. I dati parlano chiaro: due opere pubbliche su tre non sono ancora arrivate all’apertura di un cantiere. Sono opere che dovrebbero garantire servizi essenziali a quelle popolazioni. Questa è la fotografia che emerge da Dieci anni dopo: i dati raccontano. Una lente sulla ricostruzione post-sisma in Centro Italia, un report di ActionAid Italia dedicato proprio alla ricostruzione nei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dalla lunga sequenza sismica.L’obiettivo del rapporto è quello di provare a leggere la ricostruzione attraverso ciò che è effettivamente accaduto alle opere programmate, distinguendo tra il loro avanzamento amministrativo e quello materiale. 3.667 interventi e quasi 4,9 miliardi di euroAl 30 aprile 2026 la programmazione della ricostruzione pubblica comprendeva 3.667 interventi, per un valore complessivo di quasi 4,86 miliardi di euro. Rispetto al 2025 si contano 125 interventi e circa 252 milioni di euro in più.Leggi anche: A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, chi aspetta ancora di tornare a casa?Più della metà della programmazione si è concentrata nelle Marche: 1.872 interventi, pari al 51% del totale, per oltre 2,5 miliardi di euro, seguita dall’Abruzzo con 725 opere e 833,6 milioni, dall’Umbria con 546 interventi per 804,2 milioni e dal Lazio con 524 opere e poco più di 708 milioni.Ma quando cerchiamo di raccontare cos’è successo in questi dieci anni, il numero degli interventi programmati dice solo una parte della storia.Per misurarne l’avanzamento ActionAid infatti ha raggruppato nelle fasi precedenti al cantiere tutti gli interventi compresi tra la fase zero e la fase sei: cioè direttamente dall’assenza del responsabile del procedimento fino all’avvio delle procedure di aggiudicazione dei lavori. C’è poi un’ultima fase, la fase sette, che è quella in cui si considera che i lavori siano effettivamente iniziati.Analizzando i dati con questo criterio risultano essere ancora 2.432 gli interventi che non hanno raggiunto l’apertura del cantiere: il 66,3% del totale. Soltanto 1.232 opere, il 33,6%, si trovano invece nelle fasi di esecuzione o di conclusione. Tre interventi risultano in rinuncia o revoca.Lo stesso discorso possiamo farlo per la questione di quanto costano queste opere. Gli interventi nelle fasi esecutive o conclusive per ora rappresentano appena il 25,6% del valore complessivamente programmato. La grande maggioranza delle risorse, quindi, continua a riferirsi a opere che non hanno ancora raggiunto la fase materiale della ricostruzione.Una piccola nota positiva si intravede perché un avanzamento rispetto all’anno precedente esiste. Certo sono dieci anni che quelle persone attendono gli interventi. In ogni caso gli interventi collocati prima dell’inizio dei lavori sono passati da 2.521 nel 2025 a 2.432 nel 2026. Quelli con i lavori iniziati sono aumentati da 444 a 548, mentre le opere arrivate alla fine dei lavori o al collaudo sono salite da 574 a 684. Il movimento quindi c’è, ma a dieci anni dal sisma la fotografia che emerge da questi dati rimane sconfortante.Nei 44 comuni più colpitiIl quadro cambia poco anche se si restringesse lo sguardo solamente ai 44 comuni più danneggiati dal terremoto. Qui risultano programmati 1.544 interventi per circa 2,1 miliardi di euro cioè il 42% delle opere e oltre il 43% delle risorse dell’intera ricostruzione pubblica.Analizziamo i dati: escludendo tre interventi revocati o oggetto di rinuncia, il 66,9%, sono ancora nelle fasi che precedono l’apertura del cantiere. Quasi 1,5 miliardi di euro, cioè il 68,5% delle risorse destinate ai 44 comuni, sono legati a questi interventi.Le opere nelle fasi esecutive o conclusive sono invece 510 che significa quindi che soltanto il 18,4% degli interventi è arrivato alla fine dei lavori o al collaudo.Anche qui rispetto al 2025 qualcosa si è mosso: gli interventi senza lavori avviati sono scesi da 1.108 a 1.031, quelli con lavori iniziati sono passati da 191 a 226 e quelli conclusi da 243 a 284. Sono progressi, ma capiamo bene che in rapporto al tempo trascorso sta andando tutto troppo lentamente.Amatrice, Arquata e AccumoliTre dei comuni simbolo del sisma mostrano con particolare evidenza quanto diversa possa essere la situazione da territorio a territorio.Ad Amatrice nel 2026 risultano 172 interventi, 171 se si esclude quello collocato nella fase di rinuncia o revoca, per quasi 251 milioni di euro. Di questi, 136, pari al 79,5%, sono ancora nelle fasi precedenti all’avvio dei lavori. I cantieri iniziati sono 13, mentre 22 interventi risultano conclusi o collaudati.Ad Arquata del Tronto risultano invece 49 interventi per circa 151,5 milioni di euro. Le opere ancora prima del cantiere sono 29, il 59,2%; dodici hanno raggiunto l’inizio dei lavori e otto sono concluse o collaudate.La percentuale relativamente più avanzata di Arquata deve però essere letta tenendo conto anche del peso di un unico grande intervento: 71 milioni di euro destinati alle opere di stabilizzazione e sostegno del centro storico. Nel dataset 2026 l’intervento risulta all’inizio dei lavori, ma ActionAid ricorda che si tratta di opere propedeutiche alla ricostruzione vera e propria del centro urbano.Ad Accumoli infine gli interventi programmati sono 86, per circa 93,2 milioni di euro. Il 74,4%, sono ancora nelle fasi precedenti al cantiere; dieci risultano con lavori iniziati e dodici conclusi o collaudati.Fino ad ora abbiamo parlato di freddi numeri, ma dietro queste percentuali ci sono scuole, municipi, strutture sanitarie e sociosanitarie. Servizi la cui ricostruzione, osserva il rapporto, “incide direttamente sulla possibilità di continuare ad abitare territori già segnati da fragilità demografiche e sociali”. Una scuola che non torna disponibile può chiaramente pesare sulla decisione di una famiglia di rimanere o trasferirsi, l'abbiamo visto anche analizzando lo stato di salute delle scuole italiane. Oppure l’assenza di servizi sanitari rende più difficile la vita, in generale, ma in particolare alle persone anziane e fragili. Dieci anni di vita sono un tempo molto lungo per dei territori che, vedendo questi numeri, rischiamo sempre di più lo spopolamentoIl solito problema dell’accesso ai datiOltre alle statistiche d’avanzamento delle opere, il report di ActionAid mette in evidenza anche l’annoso problema dei dati. Più volta c’è capitato di dover ribadire la scarsa cultura dei dati aperti in Italia, e anche in questo caso purtroppo la situazione conferma la cosa.Il rapporto di ActionAid ci dice che il 23 giugno 2026 la Struttura commissariale aveva pubblicato il nuovo rapporto sulla ricostruzione, ma l’aveva fatto senza inserire gli allegati che permettessero una verifica puntuale dei numeri presentati. Il 30 giugno il documento è stato aggiornato aggiungendo alcuni allegati, inizialmente pubblicati in PDF. Dopo un sollecito di ActionAid, il 2 luglio è stato trasmesso anche il file Excel corrispondente. Ma per la ricostruzione pubblica conteneva soltanto Regione, provincia, comune, denominazione dell’opera, importo programmato e fase di avanzamento.Mancavano soprattutto il CUP, che è il Codice unico di progetto, e gli identificativi degli interventi, cioè di fatto tutte quelle informazioni che consentono di seguire un'opera nel tempo e collegarla ai dataset degli anni precedenti. ActionAid Italia ha quindi presentato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA), al Commissario straordinario per ottenere i dati necessari al monitoraggio.Il 21 luglio 2026 la Struttura commissariale ha trasmesso ad ActionAid un nuovo dataset relativo alla ricostruzione pubblica contenente anche i CUP e gli identificativi degli interventi. La consegna è però arrivata quando il lavoro editoriale del rapporto era già chiuso e non è quindi confluita integralmente nell’analisi pubblicata.Insomma ancora una volta abbiamo una conoscenza di un argomento solamente grazie al lavoro puntigliosi di un ente terzo che sopperisce a mancanze di trasparenza degli enti pubblici. La difficoltà di reperire i dati però non riguarda soltanto le informazioni mancanti nel 2026 ma anche proprio la struttura e la pulizia delle informazioni trasmesse..Confrontando i dataset relativi agli anni precedenti infatti, ActionAid ha individuato diversi problemi: tra il 2024 e il 2025, per esempio, 24 interventi conservano lo stesso identificativo ma cambiano CUP. Il cambiamento può essere giustificato, non è inusuale infatti che ci possa essere una rimodulazione sostanziale, una riscrittura del progetto, un accorpamento o una suddivisione dell’opera, ma senza una tabella che colleghi il vecchio codice al nuovo diventa difficile però seguirne la storia nelle diverse banche dati.Ancora più numerosi sono i casi in cui cambia la fase attribuita all’intervento. Tra i dataset 2024 e 2025 ActionAid ne ha individuati 193 riclassificati a una fase precedente. Anche in questo caso non significa necessariamente che un cantiere sia realmente “tornato indietro”: può trattarsi di correzioni del dataset, modifiche del criterio di monitoraggio o ridefinizioni progettuali.Anche in questo caso, magari è tutto corretto, ma la mancanza di trasparenza fa sì che se il cambiamento non viene spiegato, dall'esterno non è possibile comprendere perché sia avvenuto.La ricostruzione privata e le richieste di ActionAidAlla ricostruzione pubblica si affianca poi anche quella delle abitazioni e degli edifici privati.I dati trasmessi in seguito alla richiesta FOIA e aggiornati al 31 maggio 2026 restituiscono 36.149 richieste di contributo distribuite in 429 comuni. Il valore complessivamente richiesto ammonta a 17,82 miliardi di euro; 12,59 miliardi risultano concessi e 8,05 miliardi liquidati.Nelle conclusioni del rapporto ActionAid fa un’esplicita richiesta alla Struttura commissariale: uno strumento informativo accessibile e consultabile da chiunque, capace di restituire lo stato di avanzamento della ricostruzione pubblica e privata attraverso dati periodicamente aggiornati e pubblicati in formato aperto.Perché, a dieci anni dal terremoto, è necessario conoscere a fondo come procede la ricostruzione.












