(di Giovanni Lattanzi, presidente di AOI – Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale)

Il 24 agosto saranno dieci anni da quando la mia casa a Castelsantangelo sul Nera è diventata inagibile, e dieci anni, nella vita di una persona, sono un tempo enorme. Per un piccolo paese di montagna possono esserlo ancora di più, perché mentre aspetti che tornino le case rischiano di andarsene le persone, di chiudere i servizi, di indebolirsi le attività economiche e di sfilacciarsi, lentamente, quella trama sociale che tiene insieme una comunità.

Castelsantangelo sul Nera è nel cuore del cratere del terremoto del 2016 ed è uno dei luoghi che più raccontano la violenza di quelle scosse. Un solo dato basta a dare la misura di ciò che è accaduto: secondo la Struttura commissariale è il Comune del cratere che ha prodotto la maggiore quantità di macerie, oltre 75 milioni di chilogrammi.

Eppure, dieci anni dopo, una parte fondamentale della ricostruzione deve ancora partire. Non scrivo queste parole per cercare un colpevole, perché in questi anni sono cambiati governi, commissari, norme, ordinanze e procedure e sarebbe sbagliato non riconoscere che negli ultimi anni la ricostruzione ha accelerato. Ma i numeri complessivi del cratere rischiano di nascondere le differenze tra territori e non rispondono a una domanda molto semplice: a chi deve rivolgersi un cittadino quando, dieci anni dopo, non è ancora nelle condizioni di ricostruire casa propria?