Ore 3.36 del 24 agosto 2016, Valle del Tronto. Dieci anni fa. La terra trema per oltre 15 secondi tra i comuni di Accumoli e Arquata del Tronto, a cavallo tra le province di Rieti e Ascoli Piceno, sorprendendo tutti nel sonno e squarciando i paesi del Centro Italia dove crollano case, chiese e industrie. I sismografi fermano la magnitudo a 6.0, la seconda scossa più forte di una sequenza che toccherà il suo picco (6.5) tre mesi più tardi con il terremoto di Norcia del 30 ottobre. In quella notte d’estate morirono 299 persone, in buona parte ad Amatrice, dove restò in piedi la torre centrale in mezzo alle rovine. Duecentotrentanove i corpi senza vita ritrovati nel paese reatino, che si stava preparando a festa per la sagra dell’amatriciana, undici ad Accumoli e altri 51 ad Arquata. Una frazione del paese marchigiano, Pescara del Tronto, venne completamente rasa al suolo: i suoi abitanti, ancora oggi, vivono letteralmente lungo la Salaria in un villaggio che, un decennio dopo, c’è chi si ostina a chiamare temporaneo.
Quasi 9mila famiglie non sono rientrate a casa
Nel cratere del sisma, incastrato tra i monti Sibillini e quelli della Laga, non sono gli unici: 8.759 famiglie non hanno ancora fatto rientro nella loro casa, 2.200 vivono ancora nelle soluzioni abitative d’emergenza e oltre 5.500 percepiscono il contributo di autonoma sistemazione. I cantieri in corso? Sono ancora novemila. Il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia e sindaco di Ascoli nella notte della ‘botta’, riconosce che resta ancora molto da fare, soprattutto nei territori più devastati, anche se considera ormai il percorso “ben oltre il giro di boa”. Non a livello temporale: “La ricostruzione più performante che ricordiamo in Italia è quella del Friuli, completata definitivamente dopo 19 anni. Eguagliare quel record sarebbe per me motivo di grande soddisfazione”, ha detto di recente.











