Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIn questi giorni si ricorda un triste anniversario, il decennale del terremoto che ha devastato Amatrice (dal nome della prima scossa), e coinvolto Norcia, Visso e altre località tra i Monti Sibillini, la valle del Tronto, i monti della Laga e dell’Alto Aterno. Bilancio catastrofico: quasi trecento le vittime; migliaia di sfollati, gran parte degli edifici crollati e distrutti.
Uno dei tanti disastri: Belice 1968; Friuli 1976, Irpinia 1980, Umbria e Marche, 1997, L’Aquila 2009, i più devastanti che vengono in mente; per non parlare dei quotidiani in Emilia, Calabria, Campania, che fanno poca o nessuna “notizia”, ma problemi e danni alle popolazioni eccome…
Poi, la beffa, atroce. La relazione sulla gestione della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico della Corte dei Conti ricorda che dei 3,174 miliardi stanziati per contrastare gli effetti di frane ed alluvioni, ne sono stati spesi 1,31. Come si spiega che quasi due miliardi non sono stati utilizzati? E dire che il 93% dei Comuni è in una situazione di incombente rischio frane e alluvioni. Chi ne sa qualcosa, dice che la paralisi è figlia di una quantità di percorsi complicati, spesso contraddittori, che obbligatoriamente si devono seguire per legge e finiscono col produrre inefficienza e paralisi: sui progetti di prevenzione dicono la loro i ministeri dell’Ambiente, dell’Interno, dell’Agricoltura, le regioni, mille autorità di bacino e “di ambito”, le amministrazioni comunali…












