Intervista esclusiva al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani nel decennale dal sisma che ha devastato Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto: "Dieci anni dopo la sfida non è solo ricostruire tutte le case ma far vivere i paesi. Abbiamo accelerato, ma non possiamo accontentarci"
A dieci anni dal terremoto che ha devastato il centro Italia, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un'intervista esclusiva all'Adnkronos, fa il punto sulla ricostruzione e rivendica il cambio di passo che c'è stato grazie al governo Meloni.
Ministro Tajani, sono passati dieci anni dal terremoto del Centro Italia. Qual è il primo pensiero?
"Il primo pensiero è per le 299 vittime: 237 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 51 ad Arquata del Tronto. È da loro che bisogna partire. Quel terremoto non ha soltanto distrutto case, strade e monumenti: ha sconvolto la vita di migliaia di persone e ferito l’identità di intere comunità. Sono scomparsi campanili, chiese, piazze, luoghi che custodivano la memoria collettiva. Dieci anni dopo abbiamo il dovere di ricordare, ma anche di fare un bilancio serio di quello che è stato fatto e di quello che resta ancora da fare, senza cadere nella tentazione di fare propaganda o demagogia sulla pelle di chi ha sofferto, e ancora soffre, le conseguenze del sisma".














