L’erba è cresciuta intorno a banchi e sedie e la ruggine ha completato l’opera di distruzione. È tutto quello che resta degli arredi della scuola Carducci ma è anche tutto quello che resta delle scuole nel centro storico dell’Aquila e negli immediati dintorni. A diciassette anni dal terremoto che cancellò 309 vite e ridusse in macerie decine di migliaia di edifici una verità si sta facendo strada: gli antichi palazzi sono stati quasi tutti ricostruiti, il centro sta lentamente riacquistando l’eleganza di un tempo. Ma le scuole non ritorneranno. «E un centro storico senza scuole è un deserto», commenta Silvia Frezza della Commissione Oltre il Musp.

Prima del terremoto erano tre le scuole del centro e oltre diecimila gli abitanti. Oggi tra gli antichi vicoli vivono circa cinquemila persone e di scuole non ce n’è nemmeno mezza. E probabilmente non ce ne saranno nemmeno in futuro.

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La scuola media Carducci, per esempio, dove oggi poche suppellettili abbandonate tra le erbacce del giardino ricordano le sue origini, diventerà la nuova casa dello studente. La fine dei lavori era prevista per il 2026 ma il progetto è stato approvato a settembre del 2025 e per ora l’edificio è sigillato e non c’è traccia di attività in corso.