Quella del Monte è una prima assoluta. Precedenti di una doppia Ops in contemporanea, per un'operazione che supera la capitalizzazione di mercato dell'attaccante, non ce ne sono. Si capirà se quella votata a maggioranza dal consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena è un atto di coraggio o un azzardo. Nel mercato è emerso quasi da subito uno scetticismo sulla possibilità di riuscire ad eseguire un piano tanto complicato, che comprende tre operazioni in contemporanea: la fusione con Mediobanca già deliberata e la doppia Ops. Il Monte dei Paschi capitalizza in Borsa poco più di 35 miliardi, il Banco, la prima preda, 25 miliardi, Banca Generali altri 8 miliardi circa. In più è prevista la distribuzione un miliardo cash e tre in azioni Generali. I dubbi, insomma, non sono pochi.

Prendiamo l'offerta che il Monte ha intenzione di lanciare sul Banco Bpm. Offerta ostile, perché il matrimonio "alla pari", è fallito per la bocciatura arrivata dal Credit Agricole. Per i francesi mettere insieme Mps e il Banco non creerebbe valore. Adesso dovrebbero consegnare le loro azioni al Monte e senza, almeno così appare, un premio o una contropartita. O almeno una contropartita nota. Qualcuno paventa che i francesi potrebbero desistere dal Banco per concentrarsi sulla Banca del Mezzogiorno, che la controllata pubblica Invitalia sta dismettendo in una procedura competitiva. Difficile pensarlo, anche per le differenti dimensioni delle due banche. Più probabile che possano concentrarsi sull'ottenere una parte degli sportelli di Bpm. Ma in questo caso a perderci sarebbe la banca milanese, che rischierebbe uno spezzatino a favore dei soci francesi. Comunque senza il consenso dell'Agricole, che del Banco ha il 29,3 per cento, l'operazione non potrebbe nemmeno partire. Ma se Bpm non andasse in porto, cosa accadrebbe all'offerta su Banca Generali? Su questa seconda offerta, tra l'altro, pesano altre incognite. Anche in questo caso si tratterebbe di un'offerta non concordata con il Leone di Trieste e nemmeno con Banca Generali. Generali controlla il 51 per cento di quest'ultima, dunque lanciare un'Ops senza un preventivo consenso di Trieste, è un salto nel buio.Le ragioni Ed è la stessa ragione che aveva portato i soci di Mediobanca a bocciare una operazione analoga tentata per fermare la scalata a Piazzetta Cuccia della stessa Mps un anno fa. Molti di quei soci ora sono azionisti del Monte. Né Generali e neppure Banca Generali hanno commentato le mosse del consiglio di amministrazione per adesso. Per oggi è stato convocato un consiglio dell'istituto guidato da Gian Maria Mossa. Si vedrà. Fin qui le difficoltà legate alle operazioni annunciate. C'è poi un altro aspetto da considerare. Mps è sotto Opas da parte di Intesa Sanpaolo. L'operazione prospettata cambia il perimetro della banca oggetto di offerta e, pertanto, rientra appieno nella passivity rule. La strada insomma, è densa di ostacoli. Si attende adesso di capire anche quali contromosse metterà in campo Intesa, per provare ad arginare l'operazione del Monte. Fino ad oggi Carlo Messina ha escluso categoricamente la possibilità di un rilancio rispetto all'Offerta da 30,6 miliardi.