Milano – Montepaschi contrattacca. E prova a rispondere all’offerta di Intesa Sanpaolo con una mossa inconsueta, complessa e rischiosa: una doppia Ops, su Banco Bpm e Banca Generali, per costruire un’alternativa all’operazione da 30,6 miliardi lanciata da Carlo Messina insieme a Unipol. La strategia dell’ad Luigi Lovaglio arriva il 20 agosto sul tavolo del consiglio di amministrazione di Mps, in una fase decisiva del risiko bancario italiano. Non è ancora chiaro se il manager punti a mettere in campo entrambe le operazioni, come da indiscrezioni circolate, se le due opzioni saranno portate in consiglio per una valutazione e una scelta tra una delle due, oppure se saranno a cascata.
Il primo fronte è quello di Banco Bpm, un dossier che a Siena non è mai stato archiviato dopo il fallimento del progetto di fusione alla pari. L’ipotesi ora allo studio sarebbe un’offerta pubblica di scambio, ma la strada è tutt’altro che semplice. A presidiare quasi il 30% del capitale di Piazza Meda c’è infatti Crédit Agricole, che ha già espresso la propria contrarietà a un’integrazione con Mps. Senza una convergenza con i francesi, l’operazione rischia quindi di partire con un ostacolo difficilmente aggirabile.










