Tensione altissima. In un agosto già surriscaldato da clima e questioni geopolitiche, Luigi Lovaglio ha fatto ripartire il risiko bancario rispondendo all’opas di Intesa Sanpaolo con un’operazione in due fasi che giovedì mattina ha presentato al consiglio d’amministrazione di Mps per passare il prima possibile al voto dell’azionariato.

Le proposte finite sul tavolo di Rocca Salimbeni sono un'offerta di scambio su Banco Bpm e un'offerta su Banca Generali, nell'ambito della quale potrebbe entrare in gioco anche la quota del 13,2 per cento di Generali detenuta da Mps attraverso Mediobanca. Cederla, infatti, da un lato garantirebbe una liquidità sufficiente per agevolare l’operazione su Bpm e Banca Generali, dall’altra significherebbe allontanare dal mirino di Intesa uno dei bocconi più ghiotti di tutta l’operazione, la possibilità di aumentare la propria quota nel Leone.

Il primo passo della strategia prevede dunque un'offerta pubblica di scambio sulla totalità del capitale di Banco Bpm. Crédit Agricole, principale azionista di BancoBpm, tuttavia nelle prime ore dopo la diffusione della notizia sarebbe rimasta fredda rispetto a un'ipotesi di aggregazione.

Il secondo tempo della mossa partirebbe dallo scambio tra la partecipazione in Generali e il 50,17 per cento di Banca Generali controllato dal Leone di Trieste. A seguire, Mps lancerebbe un'offerta sul capitale restante di Banca Generali, con l'obiettivo di arrivare al delisting.