La battaglia per la conquista del Monte dei Paschi di Siena, di Mediobanca - e del 13,1% di Generali - è solo all’inizio. E dopo la prima mossa di Intesa Sanpaolo, con l’appoggio di Unipol, il mercato è tornato a guardare sull’asse tra Rocca Salimbeni e Piazza Meda. Da dove potrebbe partire il contrattacco. Domenica scorsa, Banco Bpm ha provato ad anticipare i tempi con una “lettera d’amore” indirizzata a Siena: un documento dalla doppia valenza. D’attacco nei confronti del Monte, difensivo verso Unicredit che presto potrebbe tornare a muoversi su Milano. A meno che Banco Bpm non si riveli un alleato strategico. Certo è che Luigi Lovaglio non ha alcuna intenzione di arrendersi all’assalto di Carlo Messina. E il mercato non esclude che qualche margine di manovra ci sia. L’Opas annunciata da Intesa lunedì scorso era a premio del 12% sulle quotazioni del venerdì precedente e del 20% sulla media degli ultimi tre mesi: ieri è arrivata a sconto del 3,4% circa. E poco importa che Messina abbia più volte ribadito che non ci sarà alcun rilancio. La possibile contromossa Nei corridoi della finanza milanese è tornata a circolare con insistenza la voce di una possibile contromossa. Mps si trova in passivity rule e per approvare qualsiasi tipo di operazione straordinaria, il cda ha bisogno del via libera dell’assemblea straordinaria. Il cda del Monte, però, ha già annunciato che avvierà sia l’esame dell’Opas di Intesa, sia quello della proposta di trattativa per avanzata da Bpm. Tradotto: Lovaglio non ha alcuna intenzione di lasciare cadere l’opzione del Banco. Anche perché la passivity non vieta di “dialogare” e approfondire eventuali operazioni.
Mps, il piano di Lovaglio e Castagna per arginare Intesa
I due amministratori delegati sono al lavoro per una alternativa all’Opas di Intesa. L’incognita di Unicredit e gli equilibri nell’azionariato delle Generali
Intesa Sanpaolo ha lanciato Opas su MPS (premium 12-20%); Lovaglio e Bpm valutano rilancio alternativo da ~33 miliardi. Consolidamento bancario reshapes IT stack italiano, governance azionaria su Generali e ridistribuzione filiali; impatto su budget e integrazione sistemi.










