Carlo Messina (Intesa), Giuseppe Castagna (Banco Bpm), Carlo Cimbri (Unipol), Luigi Lovaglio (Mps) e Andrea Orcel (Unicredit)Milano – Assorbita l’onda d’urto del blitz di Carlo Messina, il risiko bancario italiano riparte dal verdetto di Piazza Affari. Ieri, a fine seduta, dai listini traspariva un paradosso solo apparente: mentre scattano fisiologiche prese di profitto sui protagonisti diretti o indiretti della contesa, con i cali di Unicredit (-1,35%), Mediobanca (-1,28%), Mps (-0,9%) e della stessa Intesa Sanpaolo (-0,9%), a volare è la sposa mancata. I decisi acquisti su Banco Bpm (+3,7%), accompagnati dal segno più di Generali (+0,74%) e Bper (+0,2%), testimoniano infatti come gli investitori scommettano su un ruolo ancora centrale di Piazza Meda nelle prossime puntate.

Piazza e palazzo Salimbeni, sede della Banca Monte dei Paschi di Siena

Tuttavia, l’euforia borsistica non deve trarre in inganno: una clamorosa controfferta per strappare Montepaschi dalle mani di Ca’ de Sass è vista dagli analisti come un’ipotesi remota. Più realistico che il ceo Giuseppe Castagna, per rompere l’isolamento in cui è stato ricacciato e massimizzare il valore del suo 3% in Mps, decida di voltare pagina esplorando una combinazione strategica alternativa a trazione italo-francese, stringendo i tempi per nuove sinergie con il suo primo azionista Crédit Agricole. Sul fronte senese, l’ad Luigi Lovaglio prende tempo. La strada per resistere a Intesa è strettissima: l’unico modo sarebbe proporre ai soci un’alternativa più remunerativa, manovra resa quasi impossibile dai vincoli della passivity rule che sposta l’intera partita nelle mani dell’assemblea.