Mps boccia l’offerta di Intesa Sanpaolo e rilancia. Con una vera e propria alternativa industriale. Che - a differenza della difesa opposta lo scorso anno dalla Mediobanca di Alberto Nagel - non passa per la cessione del 13,2% di Generali. Nel primo vero consiglio d’amministrazione del Monte dopo l’Opas annunciata da Carlo Messina e dopo la proposta di fusione avanzata da Banco Bpm, l’ad di Siena Luigi Lovaglio alza le barricate. Prima smonta, punto per punto, l’offerta di Ca’ de Sass, giudicata insufficiente sotto il profilo economico, industriale e regolamentare; poi spalanca la porta a Banco Bpm, ribadendo che proseguono gli approfondimenti sulla proposta di aggregazione ricevuta lo scorso 7 giugno. Cosa dice il documento approvato dal cda Nel documento approvato dal consiglio presieduto da Cesare Bisoni, l’affondo su Intesa parte dal prezzo. Gli advisor finanziari Ubs e Bofa sottolineano come il corrispettivo - 1,6 azioni Intesa di nuova emissione più un euro in contanti per ogni titolo Mps - riconosca un premio del 12,5%: una soglia lontana dal 30% registrata nelle principali operazioni di consolidamento del settore bancario italiano - a cominciare dall’operazione di Ca’ de Sass su Ubi.
Lovaglio prova a resistere all’offerta di Intesa su Mps e chiama Bpm e Unicredit
Il cda di Siena: da Ca’ de Sass proposta bassa, il Banco evita lo spezzatino












