Monte dei Paschi di Siena ha annunciato due offerte pubbliche di scambio volontarie e interamente in azioni su Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo di oltre 34 miliardi di euro. La doppia operazione è la contromossa scelta dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per contrastare l’opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo sulla banca senese e preservare l’autonomia di Mps, con l’obiettivo di trasformarla nel perno di un nuovo polo finanziario italiano.
Il progetto, almeno per ora, non ha però scaldato il mercato. Nelle prime contrattazioni successive all’annuncio, Mps e Intesa Sanpaolo si sono mosse in rialzo, mentre Banco Bpm e Banca Generali hanno perso terreno. A pesare è soprattutto la complessità dell’esecuzione: Mps punta a integrare le due società mentre è già impegnata nell’aggregazione con Mediobanca e nella difesa dall’offerta di Intesa.
Le due ops valorizzano Banco Bpm 25,3 miliardi e Banca Generali 8,72 miliardi. Se entrambe andassero a buon fine, nascerebbe un gruppo con 810 miliardi di attività finanziarie, attivo nel credito, nell’investment banking e nella gestione dei patrimoni.
I due progetti per Mps
L’offerta di Intesa prevede l’assegnazione di 1,6 azioni di nuova emissione e un euro in contanti per ogni titolo Mps portato in adesione. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha inoltre raggiunto un accordo con Unipol per la cessione, in caso di successo dell’opas, di un’entità bancaria autonoma comprendente il marchio Mps, 635 filiali e parte delle strutture centrali. Intesa ha infine approvato l’acquisto di una partecipazione del 3,01% in Generali, coperta attraverso un contratto derivato.










