<p>Il tempo sarà un fattore determinante nella battaglia per il Montepaschi e i prossimi quindici giorni saranno decisivi.
Giovedì scorso il cda di Rocca Salimbeni ha respinto l'opas da 30,6 miliardi in azioni e contanti promossa da Intesa Sanpaolo giudicandone insufficiente il premio e rischiosa l'esecuzione, anche dietro l'analisi degli advisor nominati dal board, Vitale & Co. e Clifford Chance, in aggiunta a Ubs e Bofa.
Allo stesso tempo Siena ha aperto alla proposta di Banco Bpm, perché una fusione alla pari valorizzerebbe «l'intero perimetro» di Mps senza smembrare attività, rete distributiva e marchio. </p><p>È una preferenza industriale ma non ancora un'offerta e, anche per questo, Intesa parte in vantaggio.
La sua assemblea straordinaria per l'aumento di capitale a servizio dell'opas è fissata per il 10 settembre; ottenute tutte le autorizzazioni, il periodo di adesione è previsto tra novembre e dicembre. </p><p>Banco Bpm e Mps invece devono ancora definire tutto: concambio, governance e piano industriale.
E il tempo stringe.







