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Federico Fubini

Stesso livello dei tempi della Guerra mondiale. Ma i cerotti messi da Trump sembrano non tenere. Intanto, Bessent ha provato a far abbassare i rendimenti dei Treasury, ma il suo tentativo è durato solo mezza giornata

L’estate 2026 sarà ricordata come il momento in cui l’amministrazione di Donald Trump iniziò a temere le conseguenze finanziarie delle sue stesse azioni. Oppure come quello in cui iniziò a rendersi conto di non avere gli strumenti per gestire quelle conseguenze, a meno di un’ulteriore distorsione dell’assetto delle istituzioni della democrazia americana. Che Trump e i suoi inizino a temere il costo crescente del debito federale degli Stati Uniti, lo hanno rivelato varie mosse relativamente inattese di queste settimane. La più recente è l’annuncio di Scott Bessent, mercoledì, che presto raddoppierà a circa otto miliardi di dollari i riacquisti di titoli di Stato americani con scadenze fra i dieci e i trent’anni.

Il tentativo di BessentLa dichiarazione del segretario al Tesoro mirava a far scendere i rendimenti del debito sulle lunghe scadenze. La settimana prima che Bessent intervenisse così, un’asta di bond federali a dieci anni aveva fatto registrare per l’amministrazione i costi in interessi più alti dal 2007 e una vendita di bond a trent’anni ai costi più alti da un quarto di secolo. Solo il costo delle cedole sui titoli debito americani assorbe già 1.300 miliardi di dollari l’anno, una cifra pari al 42% dell’intero gettito fiscale su imprese e lavoro e quasi pari al nuovo budget della difesa. L’America, in questo, è terra inesplorata. I rendimenti del bond decennale erano al 4,7% al momento dell’annuncio di Bessent sui riacquisti e in seguito sono scesi. Per poco più di mezza seduta di mercato, non oltre.