L'allarme è arrivato ieri dal Global Fund Manager Survey, il sondaggio mensile di Bank of America. Il 62% dei gestori globali ritiene possibile un rendimento del Treasury trentennale al 6%, un livello che non si vede dalla fine del 1999 e che rischia di diventare un serio problema per il deficit già fuori controllo degli Stati Uniti di Trump in un clima da osservato speciale per il debito globale.
Si tratta di una previsione che mette insieme il termometro in salita delle aspettative di inflazione, i timori sull'economia se lo Stretto di Hormuz resterà bloccato ancora a lungo (anche se gli ultimi dati mostrano una certa resilienza) e l'avvicinarsi di un rialzo dei tassi (più che di un taglio) da parte della Fed. Del resto ieri la distanza da questo traguardo di allarme si è ridotta ancora ed è arrivata l'ennesima impennata dei titoli di Stato americani che misurano il premio-inflazione.
Il Tbond a 30 anni è salito fino al 5,198%, livello più alto dal luglio 2007 e dalla crisi finanziaria dei mutui subprime. È in rialzo anche il rendimento del Treasury decennale che ha raggiunto il 4,687%, massimo da gennaio 2025. Mentre resta più contenuto il movimento sul biennale, quello più sensibile alle aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve, che è avanzato di oltre 3 punti base fino al 4,127%. Non una bella notizia per Trump visto che tassi di mercato più elevati rischiano di tradursi in costi maggiori per famiglie e imprese, con effetti su mutui, credito al consumo e finanziamenti aziendali.













