di

Fausta Chiesa

Negli ultimi dieci anni è cambiato il vertice della classifica. Gli stranieri hanno il 30% dei titoli di Stato. All’estero c’è il 25% del debito Usa, che però è aumentato moltissimo. Quindi il valore è salito alla cifra record di 9.490 miliardi di dollari. Il nodo del rialzo dei rendimenti dei Treasury

I rapporti fra Paesi? Anche una questione di finanza, se detengono il debito pubblico. Si potrebbe immaginare che lo stock del debito sia il capitale sociale e i creditori gli azionisti. Ebbene, i padroni dei conti pubblici degli Stati Uniti negli ultimi dieci anni sono cambiati. Non tanto nella top five, ma nelle posizioni all’interno della classifica. Il cambiameno più importante riguarda la Cina. Nel 2015, Pechino possedeva il 40,5% dei Treasury americani in mano straniera , per 1.238 miliardi di dollari. Era il principale creditore estero degli Stati Uniti, distanziando il Giappone di quasi 65 miliardi. Oggi, la Cina ha quasi dimezzato la sua quota, scesa al 19,7%, con un valore di 641 miliardi.

Giappone primo creditoreIl maggior azionista è il Giappone con 1.088 miliardi, pari al 33,4% del totale estero. Il Regno Unito, che nel 2015 deteneva appena il 5,6%, è balzato al 24,8% con 810 miliardi, diventando il secondo detentore straniero di Treasury. Segue la Cina e L’area euro ha aumentato in misura molto marcata i propri acquisti di Treasury securities, aggiungendo altri 32 miliardi di dollari a febbraio, fino al massimo storico di 2000 miliardi di dollari. Nei 12 mesi precedenti, aveva incrementato di 164 miliardi di dollari. I principali detentori dell’area euro sono i grandi centri finanziari, in particolare Lussemburgo, Irlanda, Belgio e Francia, il cui sistema bancario svolge anch’esso funzioni riconducibili a un hub finanziario globale.