I rendimenti dei titoli di Stato trentennali sono saliti ben sopra il 5%, su livelli che sfiorano i massimi dal 2007. Quelli giapponesi sono su livelli che non si ricordano da decenni. Poi ci sono i titoli di Stato francesi, che fino a pochi mesi fa avevano uno spread rispetto a quelli tedeschi di 80 punti base (poi rientrati sui 60). E mentre quelli italiani, spagnoli e portoghesi sembrano in un’isola felice, la domanda che echeggia sui mercati è una e solo una: nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, Francia e altri Paesi, c’è un problema di debito pubblico? Insomma: c’è un allarme? I mercati sono molto tesi, soprattutto sugli Stati Uniti. Hanno ragione?
Dal Festival di Trento, in una tavola rotonda dedicata proprio a questo tema, la risposta è arrivata unica, forte e chiara: sì, il debito pubblico è un problema. «Il mondo è seduto su una probabile bomba del debito pubblico che se gestito male può scoppiare», afferma Rita Mascolo dell’Università di Catania. Per Maria Cannata, oggi presidente di Mts ma per molti anni direttrice del dipartimento del debito pubblico al Tesoro, «è molto importante avere presente che è un problema, perché quando si pensa che non lo sia si fanno scelte sbagliate e si avviano effetti incontrollati». Anche Arrigo Sadun, presidente di Tlsg Internatiobnal Advisor, ammette che «c’è un problema di debito pubblico». Poi aggiunge: «Va gestito per evitare che sfoci in un disastro e ci sono buone probabilità che si eviti il disastro».






